I risultati

Quando si tratta di balbuzie, fenomeno per sua natura non lineare, estremamente variabile e perciò complesso, chi promette miracoli o è in malafede o non sa quel che dice. Le illusioni poi fanno presto a trasformarsi in delusioni.

Quali risultati?

  • “Buone abitudini di fluenza” apprendendo a “monitorarsi” e a “modularsi” a più livelli:
    • emotivo/relazionale
    • corporeo
    • fonatorio/verbale.
  • Una “buona fluenza” ovvero un parlato libero – morbido e tonico nello stesso tempo – con l'assenza totale (o quasi) di blocchi tesi e di ripetizioni tese, senza più sintomi secondari quali: disturbi neurovegetativi, movimenti associati, emozioni negative.
  • Una migliore qualità della vita di relazione, grazie anche ad una ritrovata “buona stima di sé” mista ad assertività e comunicazione efficace.

Come raggiungerli?

  • Apprendendo a disinnescare il “blocco” prima che esso si materializzi (lavoro sull’ansia anticipatoria con tecniche appropriate).
  • Apprendendo, in caso di empasse emotivo e/o verbale, a entrare prontamente e con maestria in “una propria zona di comfort” con tecniche specifiche, modulate così da tenere in equilibrio “il sistema fonazione-emozione-relazione”.
  • Sviluppando l’iniziativa verbale e la capacità di sostenere il confronto con l’interlocutore (lavoro sull’ansia da prestazione e sulle abilità sociali).
  • Diventando dei bravi PROBLEM SOLVERS rispetto, per esempio, a “missioni prima ritenute impossibili” (lavoro sulla paura di rischiare finalizzato al raggiungimento del senso di autoefficacia percepita).

L’accanimento è controproducente

Scopo ultimo di una valida terapia della balbuzie è mantenere e stabilizzare i cambiamenti che via via vengono raggiunti.

La maggioranza delle persone che balbettano ha un così disperato bisogno di fluenza che farebbe qualsiasi cosa per ottenerla. E’ proprio questo bisogno disperato che allontana ancora di più l’obiettivo. Quando qualcuno mi dice che è pronto a lavorare molto duramente per la fluenza, il consiglio che gli do è quello di non puntare sulla forza di volontà per ottenere la fluenza. Anzi lo incoraggio a non vedere la terapia come una prova di resistenza.” (Ajit Harisinghani, Ms (USA), CCC-Sp. speech therapist a Pune, India)

Una precisazione su due termini: una cosa è l’impegno, altra cosa è lo sforzo. Basta osservare chi balbetta per rendersi conto che di suo lui ha già la caratteristica di sforzarsi per pronunciare le parole o per fare un discorso. Ha cioè un comportamento tutt’altro che ‘economico’: spende troppo e ottiene poco.

In altre parole l’accanimento è controproducente. Chi balbetta va aiutato in un’ottica di impegno e di perseveranza, mai in un’ottica di sforzo e di contrasto nei confronti della sua difficoltà (pericolosissime sono certe espressioni come ‘combattere la balbuzie’ o altre simili che denotano appunto una concezione ‘muscolare’ della terapia).

Tutte le nostre azioni, incluso l’atto del parlare, sono di natura neuro-muscolare. Il cervello emette segnali elettro-chimici che viaggiano attraverso i nervi e “ordinano” ai muscoli interessati di eseguire specifici movimenti. La normale trasmissione di questi impulsi elettro-chimici può fallire nel momento in cui il cervello è in preda a forti eccitazioni o alterazioni elettriche. La balbuzie è una condizione che risente in modo del tutto particolare delle turbolenze e degli scombussolamenti emotivi.” (idem)

Perciò eccitarsi anche per un desiderio/piacere legittimo quale è quello di parlare fluentemente, costituisce un ostacolo alla fluenza.

Oratori fluenti e capaci sono maestri nella determinazione dei tempi; sanno come far funzionare la loro macchina della parola nel modo più efficace con il minimo sforzo. Il loro sistema ‘sa’ come sincronizzare il flusso dei pensieri; come ottimizzare i tipi di respiro in modo da supportare una valida emissione; come muovere con facilità la lingua e le labbra per facilitare una buona articolazione. La terapia per il superamento della balbuzie risulta efficace se si focalizza sullo sviluppo di queste capacità... La persona con balbuzie deve far pratica con regolarità per poter affinare queste capacità.
Quando la sua parola diventa fluente (come spesso succede con questo approccio del ‘non-fare’), la persona viene incoraggiata a prendere questo successo con grande tranquillità e naturalezza. Viene incoraggiata a non esaltarsi ogni volta che parla fluentemente. Piuttosto deve cercare di non cedere al sentimento di aver compiuto un’impresa e di dare meno enfasi ai progressi nella fluenza, considerandoli come un fatto ordinario, non ‘eccitante’
.” (idem)

Dare meno importanza ai progressi nella fluenza e considerarli come un fatto ordinario contribuirà a stabilizzare i miglioramenti raggiunti.

Il comportamento balbuziente viene così privato di quell’investimento emotivo di cui necessita per mantenersi. Nel corso degli anni, una persona che balbetta ha inevitabilmente escogitato molte strategie per gestire il suo problema di parola. Evitare certe situazioni, sostituire parole che cominciano con suoni ‘difficili’ ecc., sono espedienti tipici. Successivamente però, nel momento in cui la persona comincia a diventare più fluente, vanno sviluppate nuove strategie psicologiche. Mentre un tempo la mente era assorbita nel gestire il parlare balbuziente, ora la persona deve aiutare se stessa a sviluppare un assetto mentale capace di gestire la fluenza appena acquisita. “La parola è lo specchio della mente” e una mente costantemente preoccupata di non balbettare in realtà incapperà più spesso nella disfluenza. L’obiettivo finale, in pratica, dovrebbe essere quello di raggiungere uno stato mentale in cui non si è più così accanitamente preoccupati di balbettare o di non balbettare.” (idem)