Descrizione

Origine

Origine multifattoriale della balbuzie. Fonte: Palin Centre - Londra
Origine multifattoriale
della balbuzie.
Fonte: Palin Centre - Londra

Gli studi sull'eziopatogenesi della balbuzie riflettono spesso posizioni così diversificate che purtroppo ancora non si è giunti a formulare un’ipotesi unitaria. Esiste accordo però nell’ammettere che la sua genesi sia complessa e composita (vedi grafico a fianco) e che i fattori che la provocano possono essere, e probabilmente sono, differenti dai fattori che la mantengono o l’aggravano.

Insorgenza e incidenza

«Ricerche epidemiologiche recenti hanno stabilito che per il 75% dei soggetti colpiti da balbuzie, l’insorgenza si situa dai 18 ai 41 mesi (età media 32 mesi), quando le abilità linguistiche, cognitive e motorie del bambino sono interessate da un rapido processo di maturazione e sviluppo. Il 90% dei bambini che balbetta inizia entro i 4 anni. Per il 10% dei casi la balbuzie insorge tra i 4 e i 6 anni.[...] Le ricerche di tipo genetico basate sui precedenti familiari e sulle gemellarità monozigote fanno ritenere che la balbuzie abbia un substrato genetico anche se il meccanismo di trasmissione resta sconosciuto. Il tipo di legame parentale e il sesso contribuiscono a determinare le probabilità che un bambino cominci a balbettare» (C. Zmarich 2003). In breve: non si nasce balbuzienti, ma si nasce predisposti a diventarlo.

Due parole sull’incidenza: il 5% della popolazione ha balbettato in qualche periodo della sua vita; l’1% delle persone continua tuttora a balbettare; ci sono più balbuzienti di sesso maschile che di sesso femminile in una proporzione di 4 a 1.

Evoluzione

Meccanismo di autoalimentazione della balbuzie

La disfluenza primaria sarebbe di per sé innocua e la sua trasformazione in forma secondaria è in funzione delle reazioni psicologiche che il soggetto sviluppa di fronte al disagio e al malessere creati dal suo modo di parlare. In altre parole l’ambiente ha una sua influenza sia nella genesi della balbuzie per cui può dar vita a fattori scatenanti, sia nell’evoluzione del disturbo e quindi la disfluenza finisce per trasformarsi in balbuzie conclamata.

La balbuzie sarebbe perciò, almeno in parte, un comportamento acquisito, in quanto qualunque stato di sofferenza o punizione causato dall’ambiente esterno in risposta al comportamento del bambino può diventare un fattore che scatena la disfluenza.

Successivamente il soggetto sviluppa una risposta adattiva anticipatoria di evitamento dello stimolo che crea disagio, con un meccanismo di rinforzo che progressivamente fissa il comportamento disfluente (autoalimentazione).

Diagnosi precoce

Alla luce delle attuali evidenze scientifiche sull’incidenza della balbuzie e sui vari fattori che sono all’origine della stessa o che ne determinano la cronicizzazione, si può comprendere l’importanza di una diagnosi, la più precoce possibile, che stabilisca se la balbuzie osservata in età prescolare è tipica, sospetta o atipica. Per una “lettura” critica del fenomeno i genitori e lo stesso medico di famiglia o il pediatra non esitino a chiedere aiuto ad uno specialista in balbuzie per accertare con maggiore sicurezza:

  • se, considerati certi parametri (per esempio fonatorio ed emozionale), si riscontrano chiari indicatori di transitorietà quali assenza di tensione e di sforzo;
  • se c’è qualche caratteristica, nel comportamento verbale e non, che suscita dubbi o perplessità;
  • se ci sono a livello verbale, comportamentale, emozionale, caratteristiche tali da richiedere l’aiuto formale di uno specialista (tensioni visibili e udibili).

Per maggiori informazioni consultare la Sezione “Prevenzione → La diagnosi precoce”.

Remissione spontanea

La remissione spontanea interessa 3 bambini su 4 e avviene a distanza di 12-18 mesi dal momento dell’insorgenza. Questo dato, se da una parte tranquillizza e incoraggia, dall’altra deve portare i genitori interessati e il pediatra del loro bambino a porsi una domanda: “Chi ci assicura che questo bambino è tra i fortunati che non cronicizzeranno?” È chiaro che nel dubbio è più prudente approfondire la natura delle disfluenze del bambino facendo osservare dallo specialista per il periodo necessario l’andamento e le caratteristiche del fenomeno. Trascorsi 8 mesi, 1 anno dall’insorgenza e persistendo le disfluenze, specie se caratterizzate da tensione fisica e mentale, un aiuto specialistico diventa più che necessario.