Le credenze

Dall’uomo della strada agli stessi operatori della scuola e della sanità, sono in tanti ad avere credenze sulla balbuzie non fondate scientificamente. Qui si prenderanno in esame alcune di queste credenze.

  1. IO CREDEVO
    che si potesse balbettare per imitazione o dopo aver sentito una persona balbettare.
    INVECE
    la balbuzie non è contagiosa. Se così fosse tutti coloro che entrano in contatto con una persona che balbetta dovrebbero balbettare. Ma così non è. Inoltre dire a un  balbuziente che lui ha imparato a balbettare per imitazione equivale a sminuirlo e a umiliarlo: con tante caratteristiche favorevoli da imitare perché mai avrebbe dovuto scegliere la balbuzie che poi gli sarebbe stata nociva e svantaggiosa?
  2. IO CREDEVO
    che uno spavento potesse causare la balbuzie.
    INVECE
    bisogna ammettere che se ciò fosse vero tutti balbetterebbero perché chi è che non ha mai vissuto l’esperienza di uno spavento?
  3. IO CREDEVO
    che il nervosismo, l’ansia, l’insicurezza, la timidezza e la bassa autostima fossero la causa della balbuzie.
    INVECE
    i fattori psicologici non causano la balbuzie anche se la possono aggravare. È altrettanto sbagliato pensare che i balbuzienti siano più propensi ad essere nervosi, paurosi, ansiosi, timidi o con bassa autostima. Alcune persone con balbuzie possono presentare ansia, insicurezza, timidezza e/o bassa autostima quando devono parlare, ma queste caratteristiche sono piuttosto la conseguenza di esperienze comunicative frustranti legate alla balbuzie e non la causa della balbuzie.
  4. IO CREDEVO
    che con un bambino che balbetta è meglio far finta di niente per evitare che prenda coscienza del suo problema.
    INVECE
    non è così. Non è che parlare ad un bambino prescolare delle sue difficoltà di parola causi per ciò stesso la balbuzie e quindi le comuni esitazioni si trasformino in balbuzie vera e propria. Allo stato attuale degli studi e delle ricerche si sa che non è così. Parlare al bambino del suo problema, naturalmente in maniera appropriata, eviterà che il disturbo si fissi o peggiori. Parlare apertamente col bambino farà sì che lui percepisca il sostegno dei genitori sentenendosi anche incoraggiato a condividere con loro quello che gli succede. La congiura del silenzio riguardo alla balbuzie serve solo a far crescere la distanza tra genitori e figli e a fare della balbuzie un pericoloso tabù.
  5. IO CREDEVO
    che di fronte ad un bambino che ha incominciato  a balbettare la cosa giusta da fare fosse aspettare che passasse.
    INVECE
    la realtà è più articolata. Effettivamente buona parte dei bambini che cominciano a balbettare manifestano miglioramenti poco tempo dopo i primi episodi di balbuzie. I genitori però non sono in grado di capire se per il figlio ci sarà una remissione spontanea. Si fa dunque necessaria la valutazione di uno specialista in balbuzie per sapere se per quel bambino è maggiore la probabilità di remissione o quella di cronicizzazzione. Un intervento precoce è la via migliore per diminuire l’impatto negativo della balbuzie nella vita del bambino e dei suoi genitori.
  6. IO CREDEVO
    che servisse molto dire a una persona con balbuzie di stare calma, di rilassarsi, di prendere un bel respiro profondo prima di parlare.
    INVECE
    queste raccomandazioni rischiano di far apparire il superamento della balbuzie un’impresa facile per non dire banale. Se così fosse non ci sarebbero tante persone con balbuzie conclamata nè ci sarebbe bisogno di un trattamento specialistico. Quando chi balbetta si sente dire: “stai calmo”, “rilassati”, “respira o pensa prima di parlare”, spesso diventa ancora più preoccupato rispetto al suo disturbo, cosa che contribuisce decisamente a peggiorarlo. Molte volte il disagio che accusa l’interlocutore è maggiore di quello che prova chi balbetta ed è il primo che avrebbe bisogno magari di rimanere calmo e rilassato. Gli atteggiamenti utili che l’interlocutore può adottare sono: aspettare che chi balbetta finisca di parlare, non completare la frase o il discorso, tutt’al più agevolare  parlando più adagio. Soprattutto rispettare i tempi e i modi di parlare della persona con balbuzie.
  7. IO CREDEVO
    che il bambino balbettasse per richiamare l’attenzione dei genitori su di sè.
    INVECE
    la balbuzie non è volontaria e perciò il bambino non balbetta per richiamare l’attenzione su di sè. Altra cosa è il manifestarsi o l’accentuarsi della balbuzie per delle  situazioni emotive particolari.
  8. IO CREDEVO
    che un bambino cominci a balbettare a seguito della nascita del fratellino per un fatto di gelosia.
    INVECE
    l’apparente rapporto causale tra insorgenza della balbuzie e nascita del fratellino non è che una pura coincidenza. Infatti bisogna considerare che:
    • l’intervallo tra la nascita del primogenito e quella di un fratello solitamente è di 2-3 anni;
    • la balbuzie molto spesso insorge intorno ai 2-3 anni;
    • sempre intorno ai 2-3 anni si assiste anche a un forte sviluppo delle strutture cerebrali responsabili per l’automatizzazione del linguaggio (nuclei della base), sviluppo al contempo prodigioso e complesso.
    In questa fase già delicata dello sviluppo linguistico del bambino gli studiosi rilevano il concorso di fattori critici di tipo fisico, psicologico, ambientale ecc.
  9. IO CREDEVO
    che i genitori fossero i principali responsabili magari per la loro educazione repressiva e censoria.
    INVECE
    la realtà è tutt’altra: la balbuzie è un disturbo neurobiologico che spesso si manifesta indipendentemente dal comportamento dei genitori come risulta ormai dalla ricerca scientifica in questo settore.
  10. IO CREDEVO
    che uno balbetta perché il suo pensiero è più veloce della parola.
    INVECE
    si osserva che in tutte le persone in realtà il pensiero è più veloce della parola. Per tutti il pensiero è come se fosse il lampo e la parola il tuono che l’accompagna poco dopo. Perciò la velocità del pensiero non spiega in senso causale la balbuzie. Tutti pensano più veloce ma non tutti balbettano.
  11. IO CREDEVO
    che se chi balbetta s’impegna con tutta la sua forza di volontà, riesce a parlare senza balbettare.
    INVECE
    visto che la balbuzie è involontaria, il balbuziente non riesce ad esercitare un controllo assoluto sulla sua parola. Non è dunque con la forza di volontà che si riesce a impedire alla balbuzie di venir fuori. D’altro canto però la forza di volontà è una grande alleata nel superamento della balbuzie in quanto rende possibile una fattiva risposta al trattamento specialistico.
  12. IO CREDEVO
    che la balbuzie fosse psicologica visto il miglioramento che si registra nel parlare quando c’è un’alterazione del feedback acustico (es. durante la ricezione di suoni o musica in cuffia o quando in discoteca si parla con qualcuno mentre c’è la musica ad alto volume).
    INVECE
    la realtà è un’altra: quando il feedback acustico viene modificato, il linguaggio non è più ‘elaborato’ automaticamente dal cervello. In questo caso è il cervelletto ad entrare in azione, costretto ad isolare delle piste acustiche dal suono esterno per poter temporalizzare il parlato. È lo stesso effetto che si viene a creare quando si legge in coro, quando si parla al ritmo del metronomo, condizioni che temporaneamente migliorano il parlato del soggetto disfluente.
  13. IO CREDEVO
    che la balbuzie fosse psicologica dal momento che l’ interlocutore ‘condiziona’ fino a scatenare la balbuzie o comunque un peggioramento nel parlare.
    INVECE
    la cosa si spiega con l’attivazione della risposta di congelamento. Quest’ultima riguarda una riduzione generale dell’attività dell’organismo: diminuisce il battito cardiaco, la pressione arteriale, e i movimenti propri del parlare. Quando qualcuno, balbuziente o non, si trova in una situazione di dubbio, il cervello manda l’ordine al corpo di muoversi meno fino a che la persona non decide cosa fare. Nel caso delle persone con balbuzie, la situazione di “incertezza” può peggiorare la balbuzie. Questo può spiegare perché si migliora quando si parla o si legge da soli.
  14. IO CREDEVO
    che chi balbetta fosse meno intelligente.
    INVECE
    non c’è alcuna relazione causale o consequenziale tra balbuzie e intelligenza: non è  la mancanza di intelligenza la causa della balbuzie nè la balbuzie rende la persona meno intelligente. Alcune persone con balbuzie talvolta manifestano meno le loro opinioni e questo comportamento può indurre a pensare che siano meno intelligenti, cosa non vera. Anzi ci sono studi che evidenziano l’esatto contrario.
  15. IO CREDEVO
    che lo stress causasse la balbuzie.
    INVECE
    no: lo stress non causa la balbuzie ma la può “aggravare” così come a volte la può ridurre. Nella letteratura scientifica vengono riportati casi in cui soldati balbuzienti parlano fluentemente in situzioni di guerra e casi di persone che durante le discussioni registrano una significativa riduzione della balbuzie. I mutamenti che si producono a livello fisiologico in virtù della risposta graduata di congelamento spiegano il miglioramento o il peggioramento della parola in condizioni di stress.
  16. IO CREDEVO
    che far leggere il bambino balbuziente ad alta voce in classe lo aiutasse a vincere la timidezza e la paura di parlare.
    INVECE
    si deve prima chiarire che la timidezza e la paura non sono la causa della balbuzie. Quindi non ha alcun fondamento la credenza secondo la quale se il bambino smette die essere timido e di aver paura, smetterà per ciò stesso di balbettare. Piuttosto la timidezza e la paura sono spesso conseguenza della balbuzie: il bambino può aver paura di parlare non perché pensa che potrà balbettare ma perché sa che balbetterà, perchè sa pure che non riesce ad impedire che si verifichi la balbuzie e ancora perché crede che dovrebbe riuscire a non balbettare. D’altro canto la paura può di fatto aggravare la balbuzie. Perciò costringere un bambino a leggere ad alta voce in classe può solo contribuire a peggiorare le cose.
STUTTERING FOUNDATION OF AMERICA. (2007). Myths about stuttering. Adattamento a cura di Piero D’Erasmo.