Annamaria (2)

E-mail inviata ad un’altra mamma, ma il messaggio è destinato ovviamente a tutti coloro che balbettano e a tutti i genitori di bambini con balbuzie.
 

Ciao, sono Annamaria, la mamma di Paolo, un bambino meraviglioso, intelligente, generoso, socievole, vivacissimo,con tanti interessi (musica, canto, robotica), con un apprendimento rapido (questo lo dico solo a te e a bassa voce, mai che lo sappia Paolo), ma poco impegnato e attento per tutto ciò che è scuola…. Ma… c’è un… Ma!
“Non si capisce una parola di quello che dice Paolo”, sussurrava sottovoce la mamma del suo compagno di scuola all’amica che le era accanto. Seguì un risolino tra il divertito e il cattivello e aggiunse “è un balbuziente”.
Io ora dico come mi hanno insegnato al corso: “Paolo balbetta”, anzi preferisco “Paolo è disfluente”.
Quanta sofferenza, quanti bocconi amari ho ingoiato, quando sentivo gli amichetti che nel cortile lo deridevano, quando gli adulti della scuola non capivano la sua sofferenza, le sue difficoltà. Quando le mamme si guardavano tra loro e lo trattavano da handicappato. ”Bellino, bellino” continuava a ripetere qualcuna. E mio figlio che mi diceva: “Forse pensano che sono poco intelligente, che sono un handicappato”.
Quanto ho sofferto perché non sapevo che fare, come aiutarlo, a chi rivolgermi. Ti scrivo perché nell’esperienza che ci accomuna , so quanto sia difficile superare le tante perplessità, i tanti dubbi. Ci riuscirà? Avrà dei risultati? Questo corso servirà a qualcosa? Riuscirò a vederlo sereno, sicuro? So come sia difficile prendere la decisione di incamminarsi.
In quel periodo, che io definisco il buco nero della mia vita, avrei avuto tanto bisogno di qualcuno che mi incoraggiasse, consigliasse, mi desse una mano, mi aiutasse a prendere una decisione.
In mio aiuto, ma soprattutto per Paolo, sono arrivati i fatti.
Quella sera di un anno e mezzo fa, quando abbiamo avuto il primo incontro col dott. Piero D’Erasmo (avevo concordato un appuntamento nel bel mezzo di un corso), nell’attesa interminabile ho conosciute mamme sfiduciate come me, che venivano da percorsi di logopedia, terapia familiare, terapia di coppia, ma che lamentavano di non aver avuto risultati. Più in là si stava formando un capannello di ragazzi, si salutavano, scambiavano battute.
Comparve sulla porta Piero, e, con il suo fare meraviglioso, salutò i ragazzi, solo allora mi parve di capire che erano in quel luogo per lo stesso motivo per cui c’eravamo io ed Paolo. Chi mai lo avrebbe detto! Mi diedi coraggio, mi avvicinai a loro, lasciai le mamme piagnucolone e iniziai il mio interrogatorio. Ognuno di loro raccontò la propria esperienza con serenità (solo in seguito mi sono spiegata la ragione di quella serenità). Uno di loro incespicava, un poco; altri esponevano i fatti con una buona fluenza. Chi poteva mai pensare che avessero problemi di fluenza!
Un tiepido raggio di sole si fece spazio nel cupo cielo invernale!!! Mentre ascoltavo continuavo a ripetermi “Ce la faremo anche noi!”. Le loro parole mi incoraggiavano.
Giunse finalmente il nostro momento. L’incontro con Piero fu un altro punto a nostro favore. Paolo venne praticamente rapito dai suoi modi, dalla sua complicità, dal suo carisma. In macchina, tornando a casa, mi disse: “Piero mi piace. Ho deciso, voglio partecipare al percorso della zattera”. I miei occhi si riempirono di lacrime. Avevo raggiunto la prima tappa: il coinvolgimento, la partecipazione consapevole di mio figlio.
Ma ecco che mi assalivano di nuovo dubbi e paura. La paura di poter creare in lui e in me stessa aspettative che non avrebbero avuto risposta. Le risposte ci sono state!
Dopo due giorni dall’inizio del percorso della zattera, Paolo leggeva come non lo sentivo da anni. Stava semplicemente applicando le tecniche. Fummo travolti dall’entusiasmo per il raggiungimento di quel risultato.

Paolo oggi parla con una buona fluenza. Chi sapeva del nostro problema, e questa estate ha rivisto Paolo a distanza di un anno, dopo il percorso della zattera e dello zaino, stentava a credere in un tale miglioramento.
Ancora ci sono momenti in cui “la bestia” (come la definisce il mio piccolino) si affaccia, ma ormai Paolo sa come combatterla. Forte degli strumenti che ha nel suo “zaino”, armato dei suggerimenti, dei consigli del team di Punto Parola , consapevole di ciò che deve fare, la affronta e la combatte, senza vergogna, senza timore. E ogni volta che ci sentiamo in difficoltà siamo sicuri di ritrovare dall’altra parte del telefono, Piero e l’altro Piero, Barbara, Ernestina, Erica persone amiche, pronte a sostenerci, incoraggiarci, darci suggerimenti e richiamarci al dovere.
Avrai notato il mio parlare sempre al plurale: è dovuto al fatto che ho vissuto intensamente le insicurezze, le mortificazioni, le difficoltà di mio figlio, così come sto vivendo intensamente il suo percorso di riavvicinamento alla parola fluente e i suoi graduali successi scolastici, la maggior stima nelle sue capacità, la forza che ha nel migliorarsi….
Oggi siamo tutti più tranquilli. Io vedo mio figlio più sereno, di conseguenza lo sono anch’io.
È migliorato il nostro rapporto; è meno conflittuale. I suoi momenti di rabbia vanno man mano affievolendosi e diradandosi.
Per tutto questo dobbiamo ringraziare quegli uomini e donne che ci seguono; persone meravigliose dotate di una professionalità non asettica, ma accomunata alla semplicità, amore, modestia, umanità e infinita sensibilità.

Non mollare!

Ti invio il mio numero di telefono nel caso tu o Matteo vogliate mettervi in contatto con noi.
(omettiamo ovviamente il numero di telefono)

Annamaria