Marco

Come ho già scritto in precedenza, ora non mi vergogno più della mia balbuzie. Anzi, sono stato capace di “confessarlo” e di parlarne senza problemi con molti dei miei amici. Mi hanno capito e la stragrande maggioranza di loro non se ne era mai accorta, forse perché parlavo poco. Ma la cosa più bella mi è successa ieri sera. Sono andato a un falò di Ferragosto con dei miei amici. Eravamo su una spiaggia di Calaliberotto. Mi sono divertito moltissimo e questa festa per me è stata anche un po' una festa d’addio alla Sardegna e all’Italia, perché sto per partire per un anno di studio in Ungheria, come sapete.

Sono stato sveglio quasi tutta la notte e soprattutto sono stato felicissimo di poter cantare, cosa che amo. C’erano chitarre e tamburi ad hoc. Non solo, ma spero, grazie alla respirazione addominale da voi insegnatami, di cantare meglio. Penso anche, sempre grazie a voi, di aver assunto un miglior ritmo e un miglior controllo della respirazione, anche cantando. Appena potrò mi iscriverò a una scuola di canto. Ieri alcuni miei amici nuoresi si sono trattenuti sino a sera, per poi tornare a casa col pullman. Uno di questi è un ragazzo della mia stessa scuola, che ho conosciuto grazie a un’autogestione fatta a dicembre. Quest’anno ha frequentato la quinta superiore, ora va all’Università e si chiama Marco. Ebbene eravamo seduti nella veranda della mia casa al mare e ho “confessato” anche a lui la mia balbuzie. Naturalmente pure lui non se n’era accorto (pensate a quanto ero stolto nel pensar male degli altri che a questa cosa non ci pensavano affatto!). Gli ho raccontato del corso ecc.ecc. Il mio amico si era accorto che prima parlavo poco. Gli ho spiegato perché. Inoltre ha notato che ho cambiato il mio modo di parlare. Lui dice che ora io ho una voce molto “impostata” (l’ha detto in senso buono) e che prima parlavo molto “di getto”. Pur essendosi accorto del cambiamento, mi ha fatto notare che mi resta ancora qualcosa del mio vecchio (e sciagurato) modo di parlare. Ovviamente, detta da lui questa cosa non mi ha affatto offeso. Poi ha continuato dicendo che la mia voce ispirava molta calma e suscitava interesse, invitava all’ascolto! Insomma, a sentir lui, un comune normofluente, io avrei già praticamente raggiunto tutti gli obbiettivi del corso, nonostante lui non ne sapesse niente. Tutto questo mi ha fatto letteralmente impazzire di gioia, non immaginate quanto! Così ho esternato anche con lui la mia gioia e il mio stupore, per la sua empatia e per la sua capacità di comprendere senza fatica un problema che non lo riguarda affatto (e questo tra i normofluenti non è affatto comune, come sappiamo).

Vi saluto, dato che devo partire per l’Ungheria. Ci vdremo al Programma dello Zaino, a dicembre. Comunque penso di mantenere per ora questa stessa e-mail, così potremo tenerci in contatto. Non vi ringrazierò mai abbastanza per quello che avete fatto per me: per me siete gli autori di una sorta di “nuova nascita”.

Marco G. (17 anni)