Testimonianze dal Brasile

Caro Piero,

che bella sorpresa e che gioia sapere di te dopo tanti anni.

Alceu mi ha girato cortesemente il tuo messaggio...

Son passati 30 anni da quando abbiamo fatto il trattamento con te a Porto Alegre e sembra ieri... Ricordi così belli rimangono indelebili nella memoria.

Oggi scriverò poco. Ne avremo di cose da dirci con tutto il tempo che sarà necessario.

Dal 1981 abito nello Stato di Santa Catarina e precisamente a Cunha Porà, una cittadina di 12.000 aitanti dove la qualità della vita è eccellente. Sono ingegnere edile ed esercito con successo la mia professione avendo un mio studio e una mia impresa di costruzione. Nel 1982 mi sono sposato con Helena e abbiamo due figli: Beatriz, 20 anni, che studia Scienze Motorie all’Università in Florianòpolis e Francisco, 15 anni, che frequenta le scuole superiori.

Il tuo corso mi ha segnato per la vita perché ha messo in moto in me la forza di abbattere barriere facendomi superare la paura e il senso di inferiorità. Oggi mi rapporto agli altri in condizioni di assoluta parità, tranquillità e, diciamolo pure, normalità.

Un grande abbraccio a te, a tua moglie e a tuo figlio.
Carlos (ingegnere) - Maggio 2005
 

Caro Piero,

è da qualche giorno che mi ritorna spesso il ricordo dei tre gruppi che tu hai condotto a Porto Alegre. Il nostro primo contatto è stato nel lontano 1977. Ti ricorderai anche che durante il mio corso ho compiuto 24 anni e facemmo una piccola festa. I materiali didattici che tu ci avevi dato sono ancora lì, invecchiati dall’uso e dal tempo ma “vivi”.

L’impulso a cercare il tuo indirizzo mi è venuto non per caso, ma perché mi sono successe delle cose ultimamente che mi hanno riportato a certe esperienze di allora, spingendomi a rinnovare certe decisioni prese a suo tempo grazie al lavoro fatto con te durante il corso: vivere il momento presente, cercare la serenità, parlare con buona fluenza.

Sono cambiato tanto e in meglio. La vita è bella se si fa qualcosa per arrivare a vederla bella.

I miei genitori sono separati da più di 15 anni. Sembra una pura coincidenza ma ieri è stato l’ottantesimo compleanno di mio padre. Mia figlia Anita ha 20 anni, esattamente gli anni che ho trascorso senza più incontrare e parlare con mio padre. Ci vorrebbero molte parole e tanto tempo per dirti le cose... Conservo ancora quella tua lettera in cui mi parlavi e mi parli dei genitori. È vero: la vita ha voluto che io fossi figlio di Antonio e Rosa. Punto e basta. Devo accettarli per come sono.

Ieri dunque ho accettato la sfida. Sono andato da mio padre e l’ho salutato conoscendo benissimo il suo quadro psichiatrico (sono medico) e sapendo che è un “prigioniero” che agisce male perché incapace di liberarsi. La sua compagna è rimasta molto contenta della mia presenza alla festa. C’erano 160 persone essendo venuto anche un pullmann da Farroupilha con amici d’infanzia e parenti di mio padre. Dei figli c’erano solo il primogenito che ha organizzato tutto e il sottoscritto. Gli altri tre e mia madre non sono venuti.

La cosa più importante è che oggi non serbo rancore e nemmeno odio. Purtroppo è rimasto un retrogusto amaro dei tanti anni difficili che hanno segnato la mia personalità e hanno fatto di me l’uomo che sono oggi. Kafka non mi mette invidia: ho conosciuto anch’io l’oscurità e mi considero un vincitore. Credimi, Piero, so cosa vuol dire toccare il fondo. Ma ti farà anche piacere sapere che ho acquisito la capacità di entrare nel mio dolore e di uscirne senza vittimismo o cose simili. Credo di essere maturato parecchio. Te ne accorgerai via via che ti racconterò, nelle prossime mail, i lunghi anni trascorsi da quel corso ad oggi. Sto riprendendo in questi giorni letture che tu allora mi consigliasti e che hanno accompagnato il mio processo di crescita.

Un caloroso abbraccio a te e famiglia.
Alceu (medico del lavoro) - Aprile 2005